venerdì 15 gennaio 2010

Elogio di Rihanna

Rihanna non è una pop-idol come le altre. La sua diversità si percepisce a prima vista. Sarà per quegli occhi verdi come le foglie d'estate, leggermente a mandorla. In chi vi scrive questi occhi fanno da trampolino verso lidi inesplorati, sono portali per orizzonti esotici. Mi sento come Paul Gauguin al momento della partenza per Tahiti. Magari anche nella sua testa di artista albergavano due occhi limpidi. Ogni tanto basta poco per spingere la mente a viaggiare.
Rihanna è l'immaginazione. Lontana da Britney Spears, ex Lolita cresciuta nei Burger King dove si faceva avvicinare da qualche brufoloso teenager yankee con la canottiera di Shaquille O'Neal. La sua pelle è cioccolato al latte, ma non si è squagliata al sole delle Barbados, dove è nata e ha vissuto gli anni dell'adolescenza. Dal piccolo schermo emana profumi segreti e nascosti, guardi le sue movenze e ti senti addosso una camicia sgargiante, gli infradito, trascinato da mani invisibili in un bar in legno, dove la barista ti sorride e ti mette una collana di fiori.
Rihanna è sincretismo. Dalle spiaggie al cemento, agli infissi in ferro dei palazzi newyorchesi, senza perdere la freschezza. Selvaggia naturalezza e leggi del profitto. Marketing. Piedi nudi. Ci ha guadagnato qualche milione di dollari lasciando la sabbia dove camminava con le amiche, vestita semplicemente, una gonna che le arriva alle caviglie e una maglietta senza pretese. Ma le manca il rumore del suo mare.
Rihanna è femminile. Ha scritto donna su ogni parte del corpo. Sembra conoscere innatamente le leggi che governano gli occhi degli uomini. Incantesimi da terre che il turismo di massa vede, ma non sente.
Adesso è ricca, famosa, bella, nel fiore della gioventù.
Goditi quello che hai. Finchè ti basterà.

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