venerdì 15 gennaio 2010

Incontri ravvicinati alle 3 del mattino

Carissimi amici, scusate l'assenza sul mio piccolo diario online. Tale mancanza non era dovuta alla latitanza d'ispirazione, bensì all'intenso lavoro svolto per la Scacciafie Editore, la società editoriale che si occupa dei focus sui personaggi principali di Spazi Bianchi. Di cose ne sono successe, soprattutto una sera in cui il sottoscritto, l'Indiavolato e la Londinese di Salerno ci siamo recati alla Cuccagna.

Guarda Lore, mi sa che non esco. Quando il Diavolo pronuncia queste fatidiche parole significa che ha voglia di fare le 6 del mattino. Giunto a casa sua per vedere la partita del Milan, siamo indecisi sul da farsi per il post match: l'amico fa un po' di tira e molla, poi, ovviamente, decide di uscire.
Alla Cuccagna. Solita tonnara di voci, parti del mondo infreddolite che bevono fiumi di birra a due passi da Piazza Navona. Incontriamo la Londinese di Salerno, che gravita per il locale distribuendo sorrisi e frasi in un italiano alla Stanlio e Ollio. Bevuto il consueto shot di vodka, usciamo all'aperto e ci intratteniamo con gli amici dell'inglesina. Poi l'Indiavolato, verso le 3, da via al rito del kebab.
Dal Kebabbaro. Il Diavolo è un estimatore appassionato dalla kebabberia dietro piazza Pasquino. Ho il sospetto che sia un azionista dell'attività, altrimenti non mi spiego il perchè di una tale passione per la carne di pecora farcita con del gel L'Oreal e della salsa verdognola che somiglia al sapone liquido che trovate nei bagni delle discoteche. Ad un certo punto una missilata spagnola, prossima al coma etilico, si avvicina ad un ragazzo e da un morso, senza chiedere permesso, al suo kebab. Lui coglie l'occasione e prende il suo numero di telefono. Osservo tutta la scena e dico: "Diavolo, tieni in alto il kebab". Preso dalla follia e dalla voglia di farmi notare, mi do fuoco. Ma nulla, la missilata era già all'interno dell'esercizio e si stava gustando un kebab. Fortunatamente il Diavolo e la Campana Inglese intervengono e domano le fiamme a forza di calci e pugni.
Mi chiamo Dolores e faccio l'attrice. Il bello tuttavia doveva ancora venire. Ancora fumante dopo il tentativo estremo di captare l'attenzione femminile, si avvicina al nostro gruppo un attrice di strada, Dolores, che ci invita a vedere un suo spettacolo. La donna poi intrattiene qualche discorso con il vostro affezionatissimo, compiendo gesti non proprio leciti. Quasi arriva la polizia per atti osceni in luogo pubblico, ma l'Indiavolato distoglie la sua attenzione furoreggiando sulla mia fantomatica carriera di attore. Passa qualche minuto, salutiamo Dolores e torniamo verso Largo Argentina.
Dove hai parcato tua Vespa? La Campana Inglese intendeva dire: "Dove hai parcheggiato", ma ormai io e il Diavolo eravamo già partiti. Il rumore delle nostre risate attira l'attenzione di un uomo.
Il giudice Ali Agca. Un uomo corpulento si pone davanti a noi. "Buonasera", dico io. "Buonasera", mi risponde. E continua a guardarci. "Dimmi pure", riprendo. "Se vuoi mandarmi a fare in culo, fai pure, ma volevo sapere perchè ridevate". "Ci mancherebbe non volevo mandarti a fanculo", affermo chiudendo la surreale discussione. L'uomo aveva un'incredibile somiglianza con Ali Agca, l'attentatore di Giovanni Paolo II, ma l'Indiavolato non si cura di ciò e improvvisa: "Stavamo ridendo per l'italiano della Campana - dice - e ora facciamo il processo, tu sei il giudice"delira, indicando Alì.
Perry Mason. L'Indiavolato si cala nella parte alla perfezione: "Il mio assistito (il sottoscritto, ndr) non ha commesso reato a ridere dell'italiano dell'Inglesina, in quanto lei è per metà italiana, e per questo non si può permettere di sbagliare un verbo. Ma così ha fatto, ed è quindi giusto che il mio assistito abbia riso, e altrettanto giusto che la Campana sia riconosciuta colpevole". Alì aveva seguito il discorso con la stessa attenzione e il medesimo stupore con cui un uomo guarda uno spogliarello di Scarlett Johansson in camera sua. Una volta ripresosi, dice: "E'vero avvocato. La colpevole sei tu!", urla guardando la Londinese. Uscire vittoriosi da un processo è sempre una cosa bella. Gli avvocati costano e poi bisogna considerare lo stress con cui ho vissuto quegli attimi. Alla fine il giudice si ritira nelle sue stanze. Lo stesso facciamo noi, tornando alle rispettive case.

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