Certi manifesti pubblicitari sono pericolosi per il conducente costretto a muoversi nel traffico romano: magari stai ascoltando la musica in macchina e ti trovi davanti un’avvenente modella in bikini, e la mente comincia a lasciare l’autovettura… il nodo della cravatta si scioglie, l’abito sparisce per lasciare posto a un costume fosforescente. Il cambio che stavi brandendo si trasforma in un daikiri alla banana, e al posto del passeggero, dove solitamente giace la borsa con documenti e scartoffie varie, si materializza la modella che aveva stuzzicato la tua immaginazione. Tutto molto bello, fino a quando un concerto di clacson non ti riporta alla realtà, dissolvendo ogni pensiero esotico. Il semaforo era rosso e gli automobilisti, che, com’è noto avvampano facilmente, stavano venendo di peso a spostare la tua macchina. Il ritorno alla realtà è demoralizzante, ma c’è un modo per vivere bene il traffico della capitale senza correre il rischio di distrarsi troppo: guardare i manifesti elettorali disseminati per le vie di Roma. Le facce dei nostri politici non sono propriamente affascinanti e gli slogan non hanno il potere trasfigurante degli occhi di donna. Cominciamo con il Partito Democratico: “Non pensate a quale partito. Pensate a quale paese”, dove campeggia il faccione di Walter Veltroni, che ha tutti i pregi del mondo ma non quello della bellezza, oppure “Non cambiate governo, cambiate l’Italia”. Lo slogan perfetto sarebbe un connubio tra i due: “Non cambiate governo, cambiate paese”, cioè trasferitevi all’estero. Una soluzione che nessun politico ha mai proposto ai propri elettori, nonostante negli ultimi 15 anni non è che abbiano poi fatto granché. Il Pdl di Fini e Berlusconi regala emozioni a più non posso: “La sinistra ha messo il paese in ginocchio. Rialzati Italia!”. Il Cavaliere ha governato sei anni nella Seconda Repubblica ma le colpe sono esclusivamente degli altri. Il paese effettivamente è in ginocchio, ma perché gli italiani ormai chiedono di risolvere i propri problemi ai santi invece che alla politica. Anche Pierferdinando Casini ha disseminato il suo viso per la capitale. “E’ora di un’Italia più sicura”, “E’ora di aiutare le famiglie”, recitano i manifesti: il leader dell’Udc ha capito che il problema della sicurezza è molto sentito, che le famiglie non arrivano a fine mese. Con i suoi tempi, ma l’ha capito. La rapidità di riflessi non è propriamente quella di un doppista su un campo da tennis, però va bene lo stesso. La Sinistra Arcobaleno di Bertinotti usa toni forti: “Libera scelta o diritti all’inferno?”. Visto che l’automobilista è costretto a vivere imbottigliato nel traffico, la risposta è la seguente: “Troppo tardi Fausto, all’inferno ci sono già finito”.
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