Venerdì sera, dopo mesi di vita romana, ho deciso di intraprendere una nuova esperienza. Chi mi conosce sa quanto il mare sia sangue del mio sangue. Difficilissimo quindi rifiutare l'offerta di Maria Cristina Storti, detta la "Cangura" per il suo recentissimo viaggio in Australia, che mi ha proposto di saltare sulla Clio di Giovanni, il Moro d'Avola, e salpare alla volta di Ostia. Allargo l'invito a Carletto Gambardella, simpaticissimo napoletano, che accetta entusiasta.
Ore 23, via Santamaura. In sella alla fedelissima compagna di notti romane, la Vespa, mi reco sotto casa Gambardella. "Carletto sono qui sotto", "Si Guagliò, scendo subito". Il subito di Carletto significa un quarto d'ora. Chi lo dovesse frequentare deve premunirsi: se Diego Armando Gambardella, come lo chiameremo d'ora in poi, dice "Arrivo tra mezzora" significa non solo che forse non arriverà, ma che se per caso ce la dovesse fare sarebbe all'appuntamento due giorni dopo il momento prestabilito. Scende con una Ceres e subito (subito subito non dopo un quarto d'ora) me ne offre un goccio. Ci aspetta una cavalcata nella notte della capitale alla volta della casa del Moro d'Avola.
Ore 23,20, dal Moro. La Clio del Moro ha bisogno d'acqua, pena la non partenza alla volta del mare. Per farlo telefona allo zio meccanico: seguiamo fedelmente le istruzioni dello zio, che il Moro ci gira direttamente dal telefonino. Più che ci gira, ci grida. Il Moro, infatti, ha un volume di voce che quando bisbiglia sembra di sentire un concerto degli Iron Maiden (per questo ogni tanto, lo chiameremo Moro Vox). Io e Gambardella insorizziamo le nostre orecchie con delle custudia per uova e le onde sonore del Moro, che nel frattempo hanno spaccato cinque finestre, tre vasi di gerani e ucciso un'invalida 90enne che prendeva il fresco sul terrazzo, sono sopportabili. All'appello manca una fantomatica Francesca: nessuno la conosce, sappiamo solo che è rinchiusa nella casa bunker della Cangura e di Miki, ragazza del Moro, di cui parleremo in seguito. Andiamo a prendere Francesca, che poi scopriremo essere una grafica nativa di Imola con la passione per le serie Tv, e partiamo alla volta di Ostia.
Gambardella - Lucignolo. Diego comincia un monologo strepitoso in cui imita la voce di Lucignolo: peccato che la durata sia di circa mezzora e quando lo interpellavi, magari per chiedergli un'informazione, ti rispondeva con un "Ciao ragazzi", a mo' del programma Mediaset. Poi l'aria comincia a farsi più fresca, gli spazi si aprono. Il mare.
Ostia. Il Moro lancia un acuto con il quale sposta una macchina, così che la sua Clio possa essere parcheggiata vicino al locale. "Dove stiamo andando?" domando, "Allo Schilling", dice il Moro. Fuori dallo Schilling c'è un intero popolo di uomini notturni, che ha consacrato la vita alla brillantina. Il senso del colore proprio dei grafici, porta Francesca a fare un'affermazione: "Non puoi entrare, perchè non hai i pantaloni bianchi". Effettivamente sembrava di essere in mezzo a delle meringhe Ogm.
Il darwinismo applicato al guardaroba. Con il suo solito senso del tempo e dello spazio la Cangura ci aveva ricordato di vestirci decentemente quando praticamente eravamo già ad Ostia. Allo Schilling la selezione è durissima, per entrare bisogna essere vestiti in un certo modo: il bello è che agli ingressi non ci sono Armani, Versace, Gucci oppure Krizia, ma dei ragazzi qualunque che giudicano come sei vestito. Chi vi scrive corre i rischi peggiori: maglia blu maniche lunghe, jeans, sandali. Giovanni è in maglietta, Carlo con una camicia da night club, Francesca sembra Courtney Love. Ma noi abbiamo la carta vincente: Geronimo, milanese che lavora nel campo della comunicazione. Lui ha gli agganci giusti e può farci entrare ugualmente.
Arrivano i Benvestiti. L'ordine dei Malvestiti si ritrova fuori dal locale con il gruppo dei Benvestiti. Questa la formazione dei secondi: Ilaria, Lorena, Miki, Cangura. A tutto campo Geronimo. Il Moro prova a giustificarsi con il padano: "Scusami ma non ci avevano avvertiti", poi parlando di me "lui ha i sandali". Geronimo guarda i sandali e quasi sviene, ma resiste: "Proviamo", dice. Gambardella mi sta davanti per evitare che i buttafuori vedano i sandali e mi portino al centro sociale più vicino. Entriamo senza problemi.
La rivelazione. Geronimo ha prenotato un tavolo. Vedo la Cangura che parla fitto con il Moro: fiuto il pericolo. Il Carreras di Sicilia mi guarda e chiede di seguirlo assieme a Diego Armando. "Ho una notizia, belli, non tanto piacevole". "Quale?", domandiamo noi. "Il tavolo prenotato da Geronimo è solo per i Benvestiti. Noi, se vogliamo stare con loro, dobbiamo pagare 25 euro". Penso a Viareggio, i coriandoli, Kate Moss, la Samp con lo scudetto, un gelato, un articolo di Marco Travaglio, il vino rosso, Jeff Buckley. Insomma qualcosa di bello per non morire. El pibe di Napoli rimane con gli occhi sbarrati per 5 minuti. Nemmeno per lo scudetto fece tanto. Tuttavia il Moro ha una soluzione, concertata assieme a Miki. "Dividiamo tutto dopo, anche con i Benvestiti".Passata la voglia di fuggire e andare a cantare Battisti con un gruppo di punkabbestia, accetto la magnanima proposta.
La serata. La deejay selection è da urlo. Corona, Snap, Haddaway, tutto il peggio dei Novanta, quando ero alle medie e portavo l'apparecchio fisso. Il gruppo finalmente unito, si fraziona nuovamente. Io e Diego nelle varie piste, i Benvestiti con le spie Francesca e Moro, tra tavolo e pista al coperto. Verso le 3,30 ci ritroviamo tutti. Meno due. Geronimo e la Cangura. Dispersi nel litorale laziale. I Malvestiti e i Benvestiti trovano notevoli punti di contatto nell'attesa dei due.
Attendisti anonimi. Disposti in circolo, come un gruppo di alcolisti anonimi che confessano i loro guai con l'alcol, gli attendisti anonimi cercano di ingannare il tempo. Diego, non pago, gira per le piste, dopo aver cercato di fotografare in tutti i modi Geronimo. Nemmeno Fabrizio Corona sarebbe stato così ostinato. Poi la fuga con la Cangura, e lo scoop che salta. Io penso a Battisti, Ilaria ogni tanto dice qualcosa a Francesca, Lorena dorme. Il Moro e Miki parlottano. Quando i buttafuori, gentilmente, ci chiedono di alzarci. Il locale sta chiudendo. E in contemporanea, ritornano anche i dispersi. Si dice abbiano parlato di comunicazione e i nuovi media, del digitale terrestre e della Gasparri. Per poi chiudere con il rinnovo del Cda Rai.
Verso Roma. Io, il Moro, Miki e Diego salutiamo gli altri e andiamo verso casa. Il tutto verso le 5,30. Diego comincia un monologo sulla sua coinquilina, con un energia che basterebbe ad illuminare per cinque anni l'Altare della Patria. Io accuso, e mi rilasso.
Torno da te. Dopo aver accompagnato la Miki a casa, ritrovato le altre e visto Geronimo vagare come un' anima senza pace in cerca di non si sa cosa in via del Fontanile Arenato, il Moro mi riporta alla Vespa. Io e Diego, ancora carico, torniamo verso casa. Ho ancora le forze di prendere un maritozzo con la panna. Avevo bisogno di rendere dolce il mio risveglio.
Ore 23, via Santamaura. In sella alla fedelissima compagna di notti romane, la Vespa, mi reco sotto casa Gambardella. "Carletto sono qui sotto", "Si Guagliò, scendo subito". Il subito di Carletto significa un quarto d'ora. Chi lo dovesse frequentare deve premunirsi: se Diego Armando Gambardella, come lo chiameremo d'ora in poi, dice "Arrivo tra mezzora" significa non solo che forse non arriverà, ma che se per caso ce la dovesse fare sarebbe all'appuntamento due giorni dopo il momento prestabilito. Scende con una Ceres e subito (subito subito non dopo un quarto d'ora) me ne offre un goccio. Ci aspetta una cavalcata nella notte della capitale alla volta della casa del Moro d'Avola.
Ore 23,20, dal Moro. La Clio del Moro ha bisogno d'acqua, pena la non partenza alla volta del mare. Per farlo telefona allo zio meccanico: seguiamo fedelmente le istruzioni dello zio, che il Moro ci gira direttamente dal telefonino. Più che ci gira, ci grida. Il Moro, infatti, ha un volume di voce che quando bisbiglia sembra di sentire un concerto degli Iron Maiden (per questo ogni tanto, lo chiameremo Moro Vox). Io e Gambardella insorizziamo le nostre orecchie con delle custudia per uova e le onde sonore del Moro, che nel frattempo hanno spaccato cinque finestre, tre vasi di gerani e ucciso un'invalida 90enne che prendeva il fresco sul terrazzo, sono sopportabili. All'appello manca una fantomatica Francesca: nessuno la conosce, sappiamo solo che è rinchiusa nella casa bunker della Cangura e di Miki, ragazza del Moro, di cui parleremo in seguito. Andiamo a prendere Francesca, che poi scopriremo essere una grafica nativa di Imola con la passione per le serie Tv, e partiamo alla volta di Ostia.
Gambardella - Lucignolo. Diego comincia un monologo strepitoso in cui imita la voce di Lucignolo: peccato che la durata sia di circa mezzora e quando lo interpellavi, magari per chiedergli un'informazione, ti rispondeva con un "Ciao ragazzi", a mo' del programma Mediaset. Poi l'aria comincia a farsi più fresca, gli spazi si aprono. Il mare.
Ostia. Il Moro lancia un acuto con il quale sposta una macchina, così che la sua Clio possa essere parcheggiata vicino al locale. "Dove stiamo andando?" domando, "Allo Schilling", dice il Moro. Fuori dallo Schilling c'è un intero popolo di uomini notturni, che ha consacrato la vita alla brillantina. Il senso del colore proprio dei grafici, porta Francesca a fare un'affermazione: "Non puoi entrare, perchè non hai i pantaloni bianchi". Effettivamente sembrava di essere in mezzo a delle meringhe Ogm.
Il darwinismo applicato al guardaroba. Con il suo solito senso del tempo e dello spazio la Cangura ci aveva ricordato di vestirci decentemente quando praticamente eravamo già ad Ostia. Allo Schilling la selezione è durissima, per entrare bisogna essere vestiti in un certo modo: il bello è che agli ingressi non ci sono Armani, Versace, Gucci oppure Krizia, ma dei ragazzi qualunque che giudicano come sei vestito. Chi vi scrive corre i rischi peggiori: maglia blu maniche lunghe, jeans, sandali. Giovanni è in maglietta, Carlo con una camicia da night club, Francesca sembra Courtney Love. Ma noi abbiamo la carta vincente: Geronimo, milanese che lavora nel campo della comunicazione. Lui ha gli agganci giusti e può farci entrare ugualmente.
Arrivano i Benvestiti. L'ordine dei Malvestiti si ritrova fuori dal locale con il gruppo dei Benvestiti. Questa la formazione dei secondi: Ilaria, Lorena, Miki, Cangura. A tutto campo Geronimo. Il Moro prova a giustificarsi con il padano: "Scusami ma non ci avevano avvertiti", poi parlando di me "lui ha i sandali". Geronimo guarda i sandali e quasi sviene, ma resiste: "Proviamo", dice. Gambardella mi sta davanti per evitare che i buttafuori vedano i sandali e mi portino al centro sociale più vicino. Entriamo senza problemi.
La rivelazione. Geronimo ha prenotato un tavolo. Vedo la Cangura che parla fitto con il Moro: fiuto il pericolo. Il Carreras di Sicilia mi guarda e chiede di seguirlo assieme a Diego Armando. "Ho una notizia, belli, non tanto piacevole". "Quale?", domandiamo noi. "Il tavolo prenotato da Geronimo è solo per i Benvestiti. Noi, se vogliamo stare con loro, dobbiamo pagare 25 euro". Penso a Viareggio, i coriandoli, Kate Moss, la Samp con lo scudetto, un gelato, un articolo di Marco Travaglio, il vino rosso, Jeff Buckley. Insomma qualcosa di bello per non morire. El pibe di Napoli rimane con gli occhi sbarrati per 5 minuti. Nemmeno per lo scudetto fece tanto. Tuttavia il Moro ha una soluzione, concertata assieme a Miki. "Dividiamo tutto dopo, anche con i Benvestiti".Passata la voglia di fuggire e andare a cantare Battisti con un gruppo di punkabbestia, accetto la magnanima proposta.
La serata. La deejay selection è da urlo. Corona, Snap, Haddaway, tutto il peggio dei Novanta, quando ero alle medie e portavo l'apparecchio fisso. Il gruppo finalmente unito, si fraziona nuovamente. Io e Diego nelle varie piste, i Benvestiti con le spie Francesca e Moro, tra tavolo e pista al coperto. Verso le 3,30 ci ritroviamo tutti. Meno due. Geronimo e la Cangura. Dispersi nel litorale laziale. I Malvestiti e i Benvestiti trovano notevoli punti di contatto nell'attesa dei due.
Attendisti anonimi. Disposti in circolo, come un gruppo di alcolisti anonimi che confessano i loro guai con l'alcol, gli attendisti anonimi cercano di ingannare il tempo. Diego, non pago, gira per le piste, dopo aver cercato di fotografare in tutti i modi Geronimo. Nemmeno Fabrizio Corona sarebbe stato così ostinato. Poi la fuga con la Cangura, e lo scoop che salta. Io penso a Battisti, Ilaria ogni tanto dice qualcosa a Francesca, Lorena dorme. Il Moro e Miki parlottano. Quando i buttafuori, gentilmente, ci chiedono di alzarci. Il locale sta chiudendo. E in contemporanea, ritornano anche i dispersi. Si dice abbiano parlato di comunicazione e i nuovi media, del digitale terrestre e della Gasparri. Per poi chiudere con il rinnovo del Cda Rai.
Verso Roma. Io, il Moro, Miki e Diego salutiamo gli altri e andiamo verso casa. Il tutto verso le 5,30. Diego comincia un monologo sulla sua coinquilina, con un energia che basterebbe ad illuminare per cinque anni l'Altare della Patria. Io accuso, e mi rilasso.
Torno da te. Dopo aver accompagnato la Miki a casa, ritrovato le altre e visto Geronimo vagare come un' anima senza pace in cerca di non si sa cosa in via del Fontanile Arenato, il Moro mi riporta alla Vespa. Io e Diego, ancora carico, torniamo verso casa. Ho ancora le forze di prendere un maritozzo con la panna. Avevo bisogno di rendere dolce il mio risveglio.
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