venerdì 15 gennaio 2010

Un giro per negozi

Amici del blog, ieri pomeriggio mi trovavo in centro Roma per un tentativo di lavoro in una libreria. Rispedito via a causa dell'elevato numero di persone presenti all'interno dell'esercizio commerciale, mi sono ritrovato libero. A quel punto la capitale, con tutto il suo fascino autunnale, era pronta per accogliere i miei passi. Avevo voglia di comprare qualcosa, di partecipare all'impennata di acquisti che si vede solo durante le festività. Decido di recarmi in via del Corso per comprare un cappello.
Zara. Non sono un grande amante dei negozi. Specialmente quelli d'abbigliamento, dove, senza una compagnia femminile, mi sento perduto. Giro e guardo superficialmente i vari capi d'abbigliamento, mentre le coppie, più o meno giovani, mi passano vicino e cominciano a discutere; o meglio, la donna comincia a parlare e l'uomo acconsente, cioè reagisce solo con uno strano movimento della testa, legato non ad un ragionamento bensì al vento sollevato dai bambini impazziti che sfrecciano nei reparti. Lo sbiadimento dei maschi accoppiati mi fa sentire meno solo. Ma c'è una spiegazione: lo spegnimento dell'uomo è dovuto al fatto che all'ingresso di Zara ci sono degli armadietti, con delle chiavi, dove i maschi, subordinati alle compagne, mettono i loro cervelli così da poter essere nè più nè meno che un fantasma. Nel reparto uomo ci sono donne che buttano vestiti addosso al proprio compagno, che sembra un magazzino itinerante: "Provalo, ti sta bene", dice lei. Lui fa cenno di no con la testa, ma non perchè volesse contraddirla: è stata colpa di un bambino tedesco che passando a velocità supersonica ha mosso inavvertitamente la zucca dell'uomo. Lei si è infuriata, e a quel punto sono intervenuto a difesa del maschio, spiegando alla dittatrice con piega, trucco e ballerine il motivo dell'insubordinazione maschile. Comunque ero entrato per comprare un cappello. Tentativo fallito.
Jam. Vicinissimo a Zara si trova Jam, un ramo della Rinascente, una sorta di Zara per ragazzi dai 15 ai 30 anni. A quell'età i maschi il cervello nemmeno ce l'hanno, quindi degli armadietti non c'è bisogno. E si vedono le stesse identiche cose che poi, troveremo da Zara. Non nell'abbigliamento, intendiamoci, nel rapporto vaginocentrico uomo-donna. Io non volevo vedere tutto ciò e fare questi pensieri. Volevo un cappello. Ma nulla anche da Jam, causa prezzi troppo elevati per le mie finanze, e sono costretto ad andarmene.
Solo e deluso. Esco a mani vuote. E con il morale sotto i tacchi; avevo bisogno di vedere qualcosa che risollevasse il mio pomeriggio fallimentare. Rientrando verso Piazza Navona, dove avevo lasciato la Vespa, anche lei in giro per shopping, mi imbatto nella Feltrinelli di Largo Argentina. Non hanno cappelli, ma mi servirebbe un taccuino. Decido di entrare.
Dentro la Feltrinelli. Devo dire che la libreria rappresenta un'evoluzione rispetto all'abbigliamento. Qui si vede qualche discussione sana. "Hai letto l'Aleph di Borges?", "No, ma io voglio leggere "Il diario di una casalinga disperata"", risponde lei, oppure un maschio che attacca brillantemente discorso con una ragazza mostrandole un libro di Saramago.
"Ma tu sei un pessoista?" Il brutto delle librerie è che ogni tanto trovi delle persone che ti fanno rimpiangere l'uomo di Zara. Davo un'occhiata ai libri di Stefano Benni, quando un incrocio tra Enrico Ghezzi e Charles Manson emette questa frase, rivolta non a me, ma al suo amico. Quest'ultimo risponde "Non ho mai letto niente". "Nooooo", fa Enrico Manson, "tu sei un pessoista (amante del poeta e scrittore portoghese Fernando Pessoa, ndb), te lo dico io!" E' un po' come essere milanisti senza aver mai visto una partita, o come parteggiare per il Pd senza aver mai sentito una dichiarazione di Veltroni. Decido di appuntarmi la frase e di andare verso il reparto attualità, storia e politologia, di cui vado abbastanza ghiotto.
11,70. Mi potevo permettere una spesa di 10 euro circa e tutto sommato sono soddisfatto. Esco dalla Feltrinelli con "Le ore" di Micheal Cunningham e tre piccoli taccuini Moleskine. La Vespa mi aspetta a Piazza Navona, e mi riporta a casa. Senza il cappello.

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