- "Vuoi capelli?"
Autore: un venditore a Trastevere.
Situazione. Da buon appassionato di calcio e cinema d'essai non potevo assolutamente perdere "L'allenatore nel pallone 2", il seguito di uno dei film più noti di Lino Banfi. Premesso che non sono un fan di Banfi, e nemmeno del primo capitolo del film, che considero un'opera sopravvalutata, era comunque impossibile non sedersi al buio della sala. Assieme a me l'Indiavolato, un uomo che considera la stasi il Male Assoluto. All' elevata proiezione avrebbe dovuto assistere anche il Pacchia, ma il fattucchiere del Marco Polo non è riuscito ad arrivare in tempo, lasciando me e il Diavolo soli a tenere alto l'onore del cinema colto. L'appuntamento è al cinema Reale di Trastevere. Non mi soffermo a lungo sulla qualità della pellicola, perchè il film è tranquillamente classificabile nella categoria obbrobrio del grande schermo. Appena usciti dal cinema, e ritrovata la compagnia del Pacchia, la fame ci spinge a mangiare un pezzo dell'amata pizza (e notate l'allitterazione della zeta, non si diventa autori per caso). Mentre cercavamo un pizzeria al taglio, capitiamo all'imbocco di via del Moro, strada dedicata proprio al Moro, un individuo di cui più volte avete letto le gesta proprio su questo spazio, la cui voce è stata considerata dalla Cia, in un recente rapporto, un'arma di distruzione di massa. Ad un certo punto un venditore di cappelli mostra la sua intenzione di proporci l'acquisto di uno dei suoi capi, ma venendo da un paese imprecisato del globo, la sua conoscenza dell'italiano non è propriamente quella di Umberto Eco. Il caso vuole che l'uomo cerchi di imbambolare con la sua dialettica l'Indiavolato: appena il diavolo di Trani passa accanto al banco, il venditore dice: "Vuoi capelli?". Il bello è che la cosa suona come un'acida battuta, in quanto il pugliese in testa ha solo, in parte per sua scelta, il vago ricordo di una foltissima chioma. Il venditore di cappelli con il sense of humor meritava una citazione.
- "Ma tu non sei quello che vende lecca-lecca?"
Autore: due ragazze in un locale.
Situazione. Come ogni venerdì sera che il Signore, o chi per lui, manda sulla terra, io e il gruppo Burlamacco, composto da il Pista, la Zingara e il Pacchia, ci rechiamo all'Alien, locale non troppo distante da Porta Pia. Passato il principio di congelamento a causa dell'abbassamento di temperatura che ha reso Roma e mezza Italia un freezer a cielo aperto, ci carichiamo bevendo qualcosa in un bar vicino all'Alien. La clientela del locale in questione si orienta principalmente verso un look dark, in certi casi eccessivo. A prima vista potrebbe sembrare un raduno di profanatori di tombe, ma vi assicuro che non è così. Quella sera ho optato per una maglia blu e un paio di jeans, e infatti mi si mette alle calcagna un dark di Hannover, in vacanza a Roma, che reputandomi troppo colorato, cerca in tutti i modi di truccarmi e infilarmi una tuta in latex, che una volta messa si può togliere soltanto sciogliendosi nell'acido. Passato il pericolo, mi getto nelle danze, quando una ragazza, mai vista, mi saluta. "Ciao, ma ci conosciamo?", rispondo io. La sua amica mi guarda e dice: "Ma tu non sei quello che vende lecca lecca?". E l'altra ragazza: "Ma come non è lui?". Io cerco di fare dell'umorismo: "Sarebbe più remunerativo di quello che faccio ora, ma non sono io. Però grazie per il consiglio, potrebbe essere un mestiere nuovo". Dopo aver salutato i due transatlantici che mi avevano erroneamente salutato, ritorno a ballare assieme al gruppo Viareggio, con un nuovo lavoro, tutto da percorrere e scoprire.
- "Ha un accenno di tettine"
Autore: Un amico in un locale.
Situazione. Io e un gruppo di amici, ci ritroviamo in un locale vicino a Piazza Navona. Entriamo e poi diritti e decisi come dei centometristi, tutti verso il bancone per prendere da bere. L'amico che divideva con me l'onere delle bevute del gruppo, guarda con fare da marpione una ragazza, probabilmente straniera. Indossava abiti vistosi ma le curve del suo corpo non erano tangibili a prima vista, dal momento che era praticamente incelofanata da uno scialle. Non si sa come, ma l'amico si gira verso di me, e mi dice: "Quella non è male. Ha un accenno di tettine". Rimane solo una cosa da dire: geniale.
- "Tanto vi odio lo stesso"
Autore: Lo Slovacco Pazzo.
Situazione. Io e l'Indiavolato, un uomo che fatto della frenesia un modus vivendi, abbiamo appuntamento a Largo Argentina per una birretta tranquilla tranquilla, giusto per dare al nostro fisico la quantità minima di alcol giornaliera, pena la sveglia nel cuore della notte alla ricerca del drugstore più vicino. Chiaccherando e scherzando, ci incamminiamo verso Campo de Fiori, quando un uomo alto e robusto, ma con la voce molto acuta, come se avesse una mano meccanica che ogni tanto gli da una strizzata nelle parti basse solo per ingentilirlo e togliere le note basse alla sua voce, ci ferma: "Scusate, siete italiani?". "Si. Dimmi pure", rispondo io. "Sono uno studente slovacco, che sta facendo una ricerca qui a Roma. Sentite, mi serve un centesimo". Stupiti da simile richiesta io e l'Indiavolato ci guardiamo straniti. A quel punto dico: "Ma davvero ti serve solo un centesimo?". Lo studente slovacco non mi risponde, ma fa un cenno con la testa come dire: "Se ti chiedo un centesimo... è evidente no?". Allora dico: "Ok allora ecco il tuo centesimo", e glielo pongo sul palmo nella mano, leggermente schiuso come quando in parroco ti da in mano l'ostia. Fatto il nostro dovere e alleggeriti da aver aiutato un povero precario in difficoltà, io e il Diavolo riprendiamo in nostro passeggio, quando una voce acuta risuona nel centro di Roma: "Tanto vi odio lo stesso". Era lo Slovacco, forse offeso per il solo centesimo con cui avevo aiutato la sua ricerca. Mi aveva scambiato per l'ambasciata slovacca.
- "Voi dove dormite la notte?"
Autore: Uno sconosciuto sull'autobus.
Situazione. Roma, primi d'agosto. Quel venerdì avevo ospiti in casa. La Rossa dell'Agro Pontino mi aveva contattato su Msn: "Ah Lorè posso passà a' nottata a Roma, che domani c'ho un test?" La mia risposta è stata ovviamente affermativa. L'appuntamento con la Rossa è alla stazione metro di Ottaviano intorno alle 19,30. Non bisogna vivere nella capitale per sapere che il caldo romano quest'anno ha lasciato segni indelebili sulle psicologie dei suoi abitanti. Alle 19,30, quando a Viareggio la brezza di mare rinfresca il clima, a Roma sembrava di essere nel Sahara a mezzogiorno. La Jessica Rabbit di Latina, nemmeno vivesse in Kazakistan, incurante dell'emergenza caldo, appena salite le scale che dalla metro conducono su via Ottaviano, si presenta con: giacchetta nera, maglietta scollata, jeans, borsetta in pelle e tacchi alti. Solo a vederla, almeno in dieci tra cui due cingalesi che vendevano gadget vaticani, tre camerieri che apparecchiavano la tavola dei rispettivi ristoranti e cinque turisti giapponesi, hanno avuto attacchi di caldo e si sono rivolti al numero verde del municipio per chiedere soccorso. Io, per resistere alla sensazione di calore emanata dalla Rossa, mi ero procurato alcune verdure surgelate, che, tatticamente, avevo posizionato in parti strategiche della mia persona. La Rossa, appena giunta a casa, scarica la borsetta, si rilassa e poi chiede lumi sulla serata. Chi vi scrive propone una serata trasteverina, e la Milva dell'Agro accetta. Si aggrega anche la Pertica Californiana, il mio coinquilino americano, e verso le 21 prendiamo l'autobus diretto a piazza Trilussa. Come sempre quando stiamo l''insieme gli argomenti toccati dal sottoscritto e dalla Rossa sono principalmente due: amore e cazzate. Quella sera l'amore aveva avuto ragione sulle cazzate e io e l'amica sembravamo Andrea Cappellano e Francesco Petrarca. Ad un certo punto chiedo a Valentina se conosce Davide, un carissimo amico di Viareggio. Tempestivo come una freddura di Woody Allen, un piccolo signore si inserisce nel discorso: "State a dì cazzate, so' argomenti così...". Io rispondo che non è vero, che sono cose importanti, poi il signore prosegue dicendo. "Ma voi conoscete Davide, quello con il cane nero?" Io, senza pensarci, rispondo: "Si. Certo che lo conosco". Il piccolo uomo barbuto (sicuramente un clochard) parte con una filippica incomprensibile sulle doti e la bravura di questo fantomatico Davide, fino a quando ci chiede: "Ma voi la notte dove dormite?". Il piccolo uomo barbuto ci aveva scambiato per due barboni. E pensare che mi ero vestito elegante.
-"Oh Turano mi passi il prosciutto"
Autore: Gabrielino.
Situazione. Pietrasanta, agosto versiliese. Chi vi scrive è invitato a cena da Gabrielino, grande amico di Gargamella, per una serata a base di carne, vino ed altre invenzioni culinarie (per queste ultime rivolgersi a Black Onion, che ha creato un cocktail al vino bianco e pollo, praticamente un'arma di distruzione di massa). Passo a prendere il Tetragono, un uomo che ha un rapporto quasi morboso con la cera per capelli, e ci dirigiamo verso la Coop di via Aurelia, dove ci aspettano Gargamella, la Cipolla e il gruppo Cipollato, composto dalla Grande Cipolla, la Cipollina, altre due rappresentanti del Reame dell'Ortaggio, ovvero Saclà e la Cipolla d'Oriente e l'unico maschio, Turano. Il suo soprannome proviene direttamente dal paese, non localizzato sulle carte geografiche, in cui risiede. Una sorta di isola che non c'è, dove in circoscrizione, a gestire i rapporti del comune, trovate delle cipolle gigantesche che dettano oligarchicamente legge da anni sulla frazione massese. La sfida, lanciata dai roboanti cervelli versiliesi, era la seguente: essendo la sua identità di Turano molto forte e sentita, faticavamo tutti a chiamarlo con il suo nome di battesimo, e ci chiedevamo chi per primo avrebbe rotto il muro di omertà, rivelando il suo soprannome. E una volta arrivati a casa di Gabrielino, al momento dell'antipasto, è proprio il padrone di casa a regalarci uno splendido siparietto: "Oh Turano, mi passi il prosciutto?". Turano, pensando che Gabrielino avesse preso un colpo di sole, cosa alquanto improbabile alle 21,30, gli passa il salume facendo finta di nulla. Solo Gargamella si è accorto dell'evento, e ha prontamente informato me e il Tetragono a fine serata. Per me è una grande soddisfazione avere aggiunto due personaggi nuovi a questo spazio, che spero regaleranno altre situazioni fulminanti.
-"W los grunge"
Autore: Leo.
Situazione. Sabato 23 giugno, Testaccio. Il sottoscritto ha un appuntamento con ben tre viareggini. Praticamente tutti quelli che, dalla Perla del Tirreno, si sono trasferiti a Roma, riuniti insieme: chi vi scrive, Leo, Il Pista e la Zingara. Ma la Compagnia del Coriandolo non è sola: in mezzo a noi c'è un po' di Nordamerica, ovvero Paulina, messicana di Città del Messico. Dopo Ascanio Celestini, la truppa fa qualche passo e si infila nella coda per entrare al Big Bang, che qualcuno chiama Zoo Bar. All'interno il quintetto viareggino-messicano alza nettamente il tasso alcolico. Birra, poi il sottoscritto e Paulina si gettano nel mojito, e successivamente la serata prende taglio latinoamericano. Due tequilas in fila (una la Zingara, ma le è bastata) e la compagnia è ai limiti della decenza. Gli italiani hanno nel Dna l'improvvisazione, soprattutto quando l'interlocutore è straniero e non parla che "qualche" parola di italiano. Il Moro d'Avola in questo senso, ci ha insegnato molto. Ma la compagnia del salmastro non è da meno. Il Pista cita Pieraccioni: "esto no es agriturismos esto es casolar de noartri". La Zingara ha la faccia rossa come una fragola, e nemmeno ci prova. Io provo ogni tanto a rinverdire gli studi, con esiti altalenanti. Poi l'argomento musica. Paulina è appassionata di rock alternativo, come il gruppo Burlamacco, del resto. A questo punto Leo va oltre e manifesta così la sua passione per Nirvana e Sonic Youth: "W los grunge". Il commento del Pista è il seguente: "Non posso credere che tu lo abbia detto". L'esplosione del gruppo è improvvisa e divertita. Un grande, un personaggio nuovo aggiunto a questo spazio. Sono convinto che ci regalerà altre perle.
-"On the steps, Miki, booom!!!!!!"
Autore: Moro d'Avola.
Situazione. Chi vi scrive e il Moro d'Avola lunedì sera hanno appuntamento in Piazza Trilussa. Una serata vis à vis, per raccontarci novità e amarezze delle nostre esistenze. Scendiamo sotto Ponte Sisto, dove Roma, in questa stagione, si anima. Passeggiando tra le bancarelle notiamo due calzoni appena sfornati sul bancone di una pizzeria. La fame si fa sentire e decidiamo di sederci per fermare il languorino. Terminato il calzone (il Moro alla fine ha optato per un trancio di pizza) rimaniamo per un po' a chiaccherare, quando l'idillio siculotoscano viene interrotto dall'arrivo di Oliver ed Amy, due amici inglesi della Cangura. I due si siedono al nostro tavolo. Nonostante siano nel Belpaese da più di sei mesi, i due anglosassoni parlano italiano come il sottoscritto parla l'uzbeko. Il Moro, sempre pronto a gettarsi oltre l'ostacolo, dà un saggio del suo inglese. Qualche gesto da vigile urbano, braccia che si muovono come mulini a vento, ma alla fine il Moro riesce a farsi capire. Fino al momento in cui racconta la disavventura di Miki Ragù. La bolognese, in una scena epocale, è scivolata sulle scale che da Ponte Sisto conducono sulle sponde del Tevere, rompendosi un dito della mano sinistra. Troppo tardi per fermare il Moro: il siciliano ormai sembra Schumacher sulla pista di Spa. "On the....", e tutti noi a pendere dalle sue labbra, "Lore come si dice scale?", urla il Moro (da questo momento in poi sarà Moro Vox), "Steps", diciamo in coro io e Oliver, "Ah, ehhh, on the steps, Miki booom!!!". Niente paura. Miki Ragù non si è fatta saltare in area, non fa parte di cellule terroristiche e non mette bombe sotto i ponti di Roma. Il "booom" del Moro Vox è un sinonimo improvvisato di cadere. Gli inglesi lo capiscono al volo, ma a che prezzo. Chi vi scrive è stato sbalzato dall'uragano vocale a Piazzale Ostiense dopo aver ribalzato sulla Piramide. Amy ha provato a resistere attaccandosi a una bancarella, ma è stata ritrovata il giorno dopo a Castelgandolfo. Oliver è rimasto fermo immobile, come investito da una luce divina. E'ancora lì, qualcuno dovrebbe andarlo a prendere.
- "Lore mi dai una mano a tirare su la serranda?"
Autore: Miki Ragù.
Situazione. Roma, San Giovanni, ore 3. Dopo una serata al Circolo degli Artisti, il sottoscritto, il Moro d'Avola, Miki Ragù e Ilaria, ben noti ai lettori di Spazi Bianchi per la loro partecipazione alla gita a Ostia, abbiamo un certo languorino... il Moro Vox grida: "andiamo a prendere un cornetto". Il tempo di riprendere Ilaria, spazzata via a circa due chilometri dal tornado vocale scatenato dal Moro, un uomo dalla voce così forte che potrebbe cantare a San Siro senza microfono, che il gruppo dei Golosi parte alla volta di un forno. Poco dopo ci imbattiamo in un profumino invitante, che entra sottile nella Moro Mobil. La pasticceria in questione è dotata di tutti i comfort: c'è anche il distributore automatico di caffè. Miki, che a causa della rottura del braccio destro ha la stessa mobilità di un platano, cerca in qualche modo, chinandosi e usando solo il braccio sinistro di prendere il latte macchiato. Si rende conto della follia e chiede aiuto: "Lore mi aiuti a tirare su la serranda?". Per chi non avesse capito, la serranda in questione era lo sportellino del distributore. Un po' come chiamare incendio un armadio, una cosa senza senso. Il tempo di percepire la richiesta della bolognese, che posso finalmente darle una mano, permettendole di gustare il suo latte macchiato.
- "No! Rivedere quelle là? E' un romanzo di Proust"
Autore: Il Pista.
La situazione. Una delle battute migliori. Questo è un omaggio al senso dell'umorismo di Giacomo Nencioni detto Il Pista, per ragioni di cui ormai le persone hanno smesso di farsi domande. Stazione Termini: quel giorno ho ospiti in casa. Davide, Alberto, Federica, Elena e Ilaria. Più che di ospiti si può parlare di un campo nomadi abusivo costruito in casa mia. Il Pista giunge a salutarci e quando Davide gli propone di andare a trovare delle ragazze che non vedevano dai tempi delle medie, il Pista dice: "Non si può, è un romanzo di Proust". Chapeau.
- "Mi scusi, ma se do una notizia all'Ansa e non all'Adn, lei si arrabbia?"
Autore: Sardabis.
La situazione. Corso di formazione in Ufficio Stampa. La lezione è dedicata alle agenzie di stampa. Il professore è un giornalista di valore, Giuseppe Palmieri, vicedirettore dell'Adn Kronos. Palmieri regala alcune chicche del mestiere, tra cui una frase che mi è rimasta cucita nel cervello: "Il bravo cronista guarda dove gli altri non guardano". Tra di noi, le più scatenate sono due personaggi ben noti ai lettori del blog: Federica alias Farrah Fawcett e Arianna, ovvero la Sardabis. Farrah rovescia un'alluvione di domande sul povero cronista, che risponde a tutto con cortesia. Appena l'uragano Katrina si ferma, la Sardabis, con un tempismo alla Pippo Inzaghi, si inserisce nel dibattito. Palmieri mostra una resistenza pari a quella di Alì nei primi round con Foreman che picchiava duro. Quando un lampo di genio fuoriesce dalle labbra di Olbia: "Se do una notizia all'Ansa e non all'Adn, si arrabbia?" Il giornalista rimane un attimo immobile, come fosse una statua di cera. Poi risponde: "Se hai una relazione con un cronista dell'Ansa, no". La Mora Isolanabis, come tutta l'aula, scoppia a ridere. Si dice che Palmieri abbia appeso nel suo ufficio un cartellone recante la questione della ragazza.
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